martedì 28 maggio 2013

L' amore è imperfetto


In un momento in cui il mondo sembra scisso tra la ricerca della perfezione assoluta e il caos totale, "L'amore è imperfetto" di Francesca Muci mi sembrava un buon modo per trovare il giusto equilibrio.

L'ho preso in mano e mi sono detta: sarà il primo di cui parlerò. Il caso ha voluto che avesse per protagonista una cheer-reader di professione: una lettrice che, assieme ad un gruppo più strampalato che eterogeneo di persone, viene pagata da una casa editrice per esprimere pareri su manoscritti ancora sonosciuti.

Un dettaglio irrilevante la composizione del gruppo di lettori, ma visto che per un momento ho desiderato appropriarmi dell'identità della protagonista, ho immaginato di far parte di questo ristretto gruppo di persone pagate per avere un peso sul mondo dell'editoria, e quindi sul mio.
E qui il primo degli interrogativi: Come l'avranno scelto il campione di lettori? Si invia un curriculum? Che cosa ci si mette sopra? La lista dei libri letti nella prorpia vita? Una scheda di lettura per valutare come valuti? E le referenze? Mia mamma può testimoniare che alle elementari un'estate ho letto ben tredici romanzi e che tornata a scuola ne ho dichiarati solo tre per paura di aver letto troppo!
Il secondo: Come mai ho finito di leggere il libro solo da poche settimane e ho già scordato il nome della protagonista? Scritto in prima persona, ricordo il nome degli altri, di quelli che fanno parte della sua quotidianità. A loro so dare un nome, a lei no. Perché?

Forse il nome di un'identità in via di costruzione non è facile da custodire, perché ancora non è fissato. Di lei si ricorda più il ruolo che non il nome; la funzione in relazione agli altri che non la persona. Presa in un triangolo amoroso dove ad un vertice sta un'accattivante adolescente di cui si presuppone l'esistenza di un profondo mondo interiore per la presenza di un buon libro sul pavimento di una stanza - come a voler salvare una generazione mal giudicata - e dall'altro un uomo maturo, comprensivo, intraprendente, indipendente, adulto, come non ne ho mai conosciuti perché adulto, comprensivo, indipendente, intraprendente e maturo, e ciò che li accomuna è lo sguardo della lettrice: i due, visti con gli occhi di lei, nella loro fredda imperfezione, sembrano perfettamente a proprio agio.

Se dunque l'amore è il modo di vivere il rapporto con gli altri, se il modo in cui viviamo gli altri c'entra molto col modo in cui vediamo noi stessi, se l'imperfezione non porta necessariamente con sè un'accezione negativa, allora accettare la confusione può essere un modo estremamente personale di fare ordine.

Lo riporrò con cura tra i disordinati scaffali della biblioteca.



 
 
 
 

venerdì 10 maggio 2013


E’ così strano che io scriva un blog. Sono sempre molto riservata; quando accade qualcosa di importante nella mia vita, positivo o negativo che sia, sono sempre in pochissimi a saperlo. E per pochissimi intendo tre o quattro. Di solito perché sono coinvolti in prima persona. Se qualcun altro ne viene a conoscenza è sempre tramite passaparola. L’idea mi è venuta dopo aver visto per la seconda volta Julie & Julia, e non credo di essere stata l’unica tentata dal film a condividere con qualcuno la propria passione. Solo che la mia passione non è quella di cui voglio scrivere qui. La mia passione la preferisco agita, non mi ci vedo a raccontarla. Però mi piace scrivere. E adoro leggere. Credo come voi, se siete qui a farlo in questo momento. E come me, anche se ognuno secondo i propri gusti, immagino amiate leggere qualcosa che reputate ben scritto. Io sono una cheer-reader!
Ho letto tanti di quei libri che mi hanno colpito nell’ultimo anno e mezzo: da quando ho cambiato metodo con cui li scelgo. Amo anche il cinema. Un film mi scatena sensazioni forti: piango, rido, mi preoccupo. Me le scatena subito, basta un niente. E altrettanto facilmente se ne va. E’ un niente. Non ci sono film che mi hanno cambiato la vita. Ma ci sono libri che mi hanno segnato. Periodi che associo a libri. Libri che associo a idee: “ecco come vorrei essere”“questo è l’amore”“questa è la paura: questo libro è un distillato di paura”. Ne saprei ritrovare la pagina: il pomeriggio d’agosto, luce terribile nel salotto, caldo, i piedi nudi sul tavolino a contatto col vetro, e il terrore di girarmi e guardare dietro di me, oltre il bordo della pagina. Anche i cartoni animati mi hanno segnato. Ma non vi viene altrettanta voglia di recensirli. E anche se sono diversi i bei libri letti in questo anno e mezzo, e di più se vado indietro nel tempo, credo di dover partire a caldo. C o n l’ u l t i m o l i b r o l e t t o
 
 
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