giovedì 18 luglio 2013

L'ultima fuggitiva


Nel romanzo di Tracy Chevalier ho trovato esattamente quello che cercavo: EVASIONE.


Romanzo storico ambientato nell'America del 1850, Fatico a chiamarlo romanzo storico: associo il termine a qualcosa di più impegnativo; e non mi riferisco solamente all'attenzione richiesta per affrontarlo.
Cercavo una trama alla Jane Austen o alla Bronte. un romanzo inglese con un impianto ottocentesco che scorresse via. E' con il desiderio di evadere per un po' e avventurarmi in qualcosa di molto leggero che mi sono imbattuta nell'ultima fuggitiva.

Attirata dal periodo dello schiavismo, dall'America di contraddizioni e rivoluzioni di costumi, incontro Honor, personaggio a cui non riesco mai, nemmeno per un istante, ad affezionarmi.
Il romanzo parte bene: la traversata delle due sorelle dall'Inghilterra al Nuovo Mondo, con Grace che va incontro ad un matrimonio e trova la morte, lasciando la sorella sola ad affrontare un ambiente nuovo che con quello più familiare ha una sola cosa in comune: una donna, sola, non ci deve stare.

Poi appaiono alcuni elementi Harmony-Pilcher-style: il corteggiamento con un uomo valido che ha una famiglia insopportabile alle spalle, il conflitto tra la fedeltà ad un marito che si dimostrerà migliore di come appare e un uomo dall'aspetto rude che conquista una fetta di cuore della bella (anche se non ci è dato sapere se lo fosse per davvero, ma il genere lo esige), una bambina nata poco desiderata di cui scopre poi di non poter fare a meno, la morte del papabile amante e la riconciliazione con il compagno di vita. Il tutto ha come sfondo lo schiavismo, ed ognuno ha un suo ruolo nel meccanismo: lei aiuta gli schiavi a fuggire, lui prima si oppone e poi si riscatta, l'altro li caccia. Col fucile.

Non l'ho trovato così brutto quando l'ho letto, ma stamattina fa caldo, sono particolarmente insofferente, e anche se sarei curiosa di poter sapere se il mio parere sul libro a caldo sarebbe molto diverso da quello di adesso, a più di un mese di distanza, mi terrò il dubbio e continuerò a leggere. Altro.
Ora, come possa l'autrice essere la stessa de "La ragazza con l'orecchino di perla" lo scoprirò leggendolo, perché il film era grazioso (se fossi il regista m'incazzerei).
Prima volta che mi sbizzarisco nei post con colori e grandezze di caratteri, e sono stata tentata dal colorare le parole di rosa e lilla: ora, un libro che da metà in poi annoia, è noioso anche da raccontare, almeno per oggi. E vista la frivolezza dell'argomento, non c'è modo migliore che, vista la mancanza di contenuto, curarne la forma.









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