mercoledì 28 agosto 2013

Su "Internazionale" austerità fa rima con curiosità!

 
Mi arriva come uno schiaffo, il primo numero che leggo di "Internazionale". E' la prima volta che vedo l'Italia con uno sguardo esterno al Paese.
 
Mai davvero interessata di politica: noiosa, difficile, lontana. Nessuna giustificazione. La verità.
 
E' estate. Vacanza. Tempo di relax. Spagna.
Vado a Siviglia e m'incanta l'architettura. Sono felice, per cui non provo nemmeno fastidio, mi abituo anzi all'odore di cavalli e fognatura che ristagna nelle vie del centro, vicino all'Alcazar.
Ci si abitua presto.
 
Tra una doccia e l'altra sfoglio il settimanale "Internazionale" che un'amica ha lasciato sul tavolino: in copertina il richiamo ad un articolo sulle relazioni omosessuali. Lo leggo e mi accorgo subito del carattere innovativo, del taglio libero, e intelligente, del servizio. Mi piace. Leggo ancora.
Faccio come faccio con il Venerdì di Repubblica: corro alle pagine della cultura, che paradossalmente pariono essere le meno impegnative. Non me ne vanto: la verità.
 
Mi piace. Leggo ancora. Trovo un servizio dedicato all'Italia. Mi colpisce. Tanto. Troppo. L'ho dimenticato. Cancellato. Zak: taglio netto. Non ho la più pallida idea di che cosa trattasse. Immagino sia come quando uno ti da' uno schiaffo inaspettato dopo una pesantissima discussione: arriva così, senza preavviso, e ci resti tanto male e la discussione è stata tanto pesante che ricordi due cose: che hai litigato e che hai preso uno schiaffo. Ma il perché della litigata, di cosa si discutesse di così importante da culminare in un corpo a corpo, non è dato sapere. Rimozione.
 
Oggi, su di un altro tavolino, questa volta italiano, trovo l'ultimo numero del settimanale, e mi apparto per leggerlo con gusto. Salto le pagine della cultura, qui più impegnative che altrove, e corro a guardare cosa accade all'Italia, come se non lo sapessi. E infatti non lo so. Cosa accade?
 
Leggo l'intervista a Grillo: sorrido, triste. Leggo pochi paragrafi su Berlusconi: non sorrido, ma sono ancora triste. E mi colpisce il conflitto da cui vengo colta leggendo dell'intervista de Le Iene ai deputati fuori dal Parlamento e della loro totale ignoranza di cose di cui nemmeno io so pressoché
 nulla. Mi colgo in flagrante, nel bel mezzo del mio pensiero che credevo impegnato e attento, a condannare la loro ignoranza, senza però darle il giusto peso; indignata, sì, ma come esserlo fino in  fondo quando le stesse accuse che potrei così facilmente rivolger loro, mi si ritorcono contro?
 
La mia ignoranza però, per fortuna per voi, non guida il Paese. Per sfortuna anche mia, la loro, invece, sì.
 
Mi sento alleggerita - ho trovato la mia giustificazione (e questa volta non in termini di scusa, ma di spiegazione illuminante) - a non provare senso di colpa nell'esprimere un giudizio severo, spostando però il focus dall'ignoranza (fastidiosa, e pericolosa, sì, ma perdonabile, perché per definizione colmabile) alla mancanza assoluta di interesse nel voler conoscere le cose.
 
Penso a tutti i telegiornali visti e ai canali che li trasmettono: Tg1, Tg2, Tg3, Studio Aperto, La7, RaiNews24. Politica, economia, borsa, affari esteri, indici, pollici, il rialzo, il ribasso, l'inflazione inflazionata, gli indici in ribasso, indicami la borsa, quello basso della politica, la borsa costosa, il costo dell'economia, la politica economica, chiuso Studio Aperto, 24 news sulle reti Rai, gli affari di La7 all'estero, mi rialzo ...
 
Mi adeguo all'idea di essere confusa, come fosse normale. E' la politica ad essere complicata. E' la non conoscenza degli antecendenti che mi rende impossibile capire l'attualità ...  ma fino a dove devo risalirlo, il corso della Storia, per capire la storia che sto vivendo?
Poi leggo internazionale e mi pare che questa Storia è sì complessa, ma non improponibile. Tocco ferro ma mi sembra di iniziare a capirla.
 
Internazionale non da' nulla per scontato: tra gli articoli più interessanti pubblicati sulle migliori testate mondiali e nonostante ciò comprensibili, perché non rivolti ad una stretta cerchia di adepti, ma ad una cerchia più ampia che può non avere idea di chi sia Sgarbi o di cosa abbia detto Calderoli a merenda.
 
Mi si apre la mente intanto che mi si stringe il cuore.
Che per capire l'Italia devo guardarla, una volta si diceva dall'alto, da fuori.
 
Si parla tanto di austerità come fosse la soluzione necessaria alla crisi dell'economia che colpisce le persone.
Forse si dovrebbe invitare alla curiosità come soluzione alla crisi della persona che colpisce le economie tutte.
 
 
 
 
 
 

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